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venerdì 30 novembre 2018

Cinque consigli per usare in maniera sicura Amazon Echo e Google Home

Gli assistenti digitali si stanno lentamente diffondendo nel nostro soggiorno e, grazie alle numerose offerte sui negozi online in questo periodo prenatalizio, è prevedibile che nei prossimi giorni in molte case inizieranno a risuonare gli ormai familiari “Hey, Google” e “Alexa”. L'offerta di altoparlanti intelligenti al momento si concentra su due grandi “poli”: Amazon Echo e Google Home. Il primo si declina in 3 versioni: due altoparlanti intelligenti grandi, di cui uno capace di controllare direttamente altri accessori smart casalinghi, e uno molto più piccolo.
Nell'offerta di Google, invece, si hanno un solo formato di grandi dimensioni, anche lui capace di controllare altri oggetti “smart”, e uno piccolo. Entrambi gli assistenti sono in grado di capire i comandi in italiano e compiere una vasta gamma di azioni che spaziano dal dare informazioni su traffico e meteo fino alla condivisione di contenuti su televisori o smartphone. Alexa prevede anche una serie di “Skill” scaricabili, in perfetto stile Matrix, con cui può acquisire nuove funzioni come il sorvegliare casa o gestire serrature elettroniche.
Al di là della meraviglia del poter iniziare a vivere in casa e simili a quelle viste mille volte nei film di fantascienza, però, bisogna riflettere sul fatto che bisogna fare un po' di attenzione nel portare un oggetto così potente nella nostra vita quotidiana, per evitare tutte quelle problematiche di sicurezza che abbiamo vissuto, e continuiamo a vivere, con smartphone e PC, aggiungendone di nuove.
1.Proteggiamo i nostri dispositivi connessi, assistenti digitali inclusi
La prima cosa di cui dobbiamo accertarci quando colleghiamo un Echo o un Google Home in casa riguarda la sicurezza della rete Wi-Fi alle quale si appoggiano. Avremmo dovuto farlo già in passato, ma cogliamo l'occasione per verificare che la crittografia sia impostata su WPA 2 e di aver cambiato sia il nome della rete Wi-Fi sia la password di default impostandone una nostra. Inoltre, se il nostro router lo permette, abilitiamo una seconda Wi-Fi da destinare alle connessioni di amici e conoscenti, in modo da tenerli separati dagli altri computer in casa, dallo stesso assistente digitale ed eventuali dischi fissi condivisi.
2.Scegliamo con cura cosa collegare all'assistente digitale e quali informazioni, e poteri, dargli
Ricordiamoci che l'assistente digitale ha bisogno di informazioni per lavorare bene. Deve sapere dove si trova il nostro ufficio per darci le condizioni del traffico al mattino e avere accesso ai nostri account online per fornirci informazioni su offerte speciali o news rilevanti. C'è, però, un problema. Entrambi gli assistenti, infatti, tendono a essere piuttosto collaborativi anche con gli sconosciuti. Sebbene, in teoria, siano in grado di riconoscere le voci e restringere il circolo di persone che possono inviare comandi, in pratica gli capita spesso di sbagliarsi e obbedire a chi non dovrebbero. Questo significa che è sempre una cattiva idea dargli il controllo su strutture fisiche importanti come le serrature della porta di casa o altre che possano compromettere la nostra sicurezza. Per fare un esempio, un assistente vocale potrebbe accettare il comando “apri la porta” che proviene da dietro la porta chiusa di casa. Inoltre, Echo è collegato al nostro account Amazon e può ordinare della merce in risposta a una nostra richiesta vocale. Questa opzione è attiva di default, quindi andiamo nelle impostazioni e disabilitiamola oppure attiviamo la richiesta di un pin per evitare di vederci recapitare a casa oggetti ordinati per errore o per scherzo.
3. Proteggiamo la privacy della nostra voce: verifichiamo cosa gli assistenti registrano sul cloud
Sia Amazon Echo sia Google Home hanno dei microfoni molto efficaci che ascoltano di continuo cosa diciamo. Non tutti, però, sanno che i comandi che inviamo sono registrati e inviati ai server delle due società, seppur con modalità diverse. Mentre Alexa tiene traccia di tutto l'audio che intercetta intorno al comando di attivazione, Google registra solo i comandi che l'assistente riesce a interpretare. Questo vuol dire che online troviamo anche gli improperi che eventualmente indirizziamo ad Alexa quando non comprende un comando, mentre le registrazioni di Google sono più “presentabili”. Sia Amazon sia Google danno pieno accesso alla voce che conservano sui loro server e ci permettono di cancellare quello che vogliamo, anche se il meccanismo è abbastanza farraginoso. Con Alexa dobbiamo usare la app per smartphone e accedere alla cronologia dal menu impostazioni, mentre Google conserva le registrazioni nella funzione “le mie attività”, l'interfaccia che permette di controllare tutte le operazioni e i dati che il motore di ricerca raccoglie quotidianamente su di noi.
Entrambi i dispositivi permettono di disabilitare i microfoni tramite un interruttore fisico, ma avere un assistente digitale che non può ascoltare le tue richieste non è molto utile.
4.Fate molta attenzione a cosa collegate agli assistenti vocali
Una delle particolarità più interessanti di questi nuovi dispositivi è che possono collegarsi ad altri servizi o oggetti e permetterci di controllarli con la nostra voce. Questo, però, significa che nella maggior parte dei casi chi fornisce i servizi aggiuntivi o produce i dispositivi compatibili potrebbe ricevere informazioni sul nostro conto direttamente da Amazon o Google. Entrambi i produttori richiedono a chi vuole integrare i propri prodotti con i loro assistenti digitali di fornire una informativa molto dettagliata su quali dati vengono condivisi e su come vengono usati, ma ogni tanto queste informative non vengono aggiornate insieme all'evolversi del servizio, puntando a pagine inesistenti o incomplete. Se ci tenete ai vostri dati, andate sempre a leggere le informative, anche se sappiamo che molte sono studiate per farci passare la voglia di approfondire.
5.Attenzione alla sovrappopolazione
Sembra paradossale, ma il proliferare degli oggetti smart in casa può portare ad effetti secondari come la “corsa alla risposta” tra vari dispositivi. Quando si lancia un “Hey Google”, per esempio, la risposta potrebbe arrivare sia dal vostro smartphone, sia dal Google Home, a seconda di chi si attiva prima. A volte rispondono entrambi e le cose peggiorano se si hanno più dispositivi Google Home in casa. Con Alexa si può ovviare a questo problema definendo un altro nome di attivazione. Nel menu delle impostazioni del dispositivo, al quale si accede tramite il menu impostazioni dell'app di Alexa, possiamo cambiare la parola che dà il via alla conversazione con il nostro assistente digitale. In questo modo, possiamo dare un identificativo diverso ad ogni Echo in nostro possesso e gestirli senza “affollamenti”.

Alcuni OnePlus 6T soffrono di un problema al display

Alcuni utenti possessori del OnePlus 6T hanno segnalato un problema al display, attraverso il forum ufficiale OnePlus. Si tratta di una sorta di “onda” che scorre dall’alto verso il basso sul display. Si può osservare questa banda di colori molto accesi, per lo più prevale il colore rosso, anche se non si riesce a capire bene di cosa si tratta.
Il problema sembra capitare maggiormente nella schermata di blocco del OnePlus 6T, sia quando si tenta di sbloccare il dispositivo attraverso il riconoscimento facciale, sia quando si utilizza il lettore di impronte digitali. Possiamo osservare il problema attraverso questo video caricato su YouTube.
Il problema, per fortuna, si verifica solo sporadicamente. D’altra parte però, un ripristino del OnePlus 6T non risolve il problema, che non sembra essere legato a un particolare lotto di prodotti, cosa che invece indicherebbe un difetto di fabbrica specifico e renderebbe il problema più semplice da identificare ed eliminare.
I possessori dei OnePlus 6T hanno deciso di contattare l’azienda produttrice dello smartphone ma, per il momento, non è arriva alcuna risposta ufficiale.
OnePlus 6T è disponibile in offerta su Amazon a 683.00 euro. Si trova online anche su molti altri negozi, contiamo circa 13 offerte. Se invece sei interessato alle caratteristiche puoi leggere la scheda tecnica di OnePlus 6T.

giovedì 29 novembre 2018

Sbloccare un iPhone protetto si può? Forse, ma costa 3.900 dollari

DriveSavers è una nuova azienda che promette di sbloccare qualsiasi dispositivo, compresi gli iPhone – il che è notevole visto che gli smartphone di Apple sono notoriamente resistenti, tanto da aver costretto persino l’FBI a investire cifre sostanziose alla ricerca di un fornitore che potesse risolvere il problema.
L’altro dettaglio notevole è che DriveSavers si rivolge al consumatore privato, a differenza di società specializzate in sicurezza che, in genere, offrono i propri servizi alle autorità dei vari paesi. O diversamente dagli indipendenti, che a volte scovano una falla e la vendono a compratori generosi ma non del tutto onesti – spesso veri e propri criminali.
Con DriveSavers invece abbiamo quello che sembra un normale servizio di data recovery (ce ne sono diversi anche in Italia, ma non loro), a cui ci si può rivolgere anche con un iPhone bloccato. Basterà spedirglielo, pagare 3.900 dollari e aspettare di vederlo tornare sbloccato.
DriveSavers mette le mani avanti sul delicato tema privacy. Non si può spedire un iPhone e basta: bisogna allegare documentazione che dimostri la proprietà del dispositivo, e nel caso di un parente deceduto (ci sono stati purtroppo molti casi reali) chiedono anche il certificato di morte. Insomma, ci tengono parecchio a non rendersi complici di un abuso.
Di contro, invece, il loro servizio “non è disponibile” per le forze dell’ordine, dice il loro comunicato stampa. Significa che un poliziotto non può andare da loro e farsi sbloccare un telefono su due piedi. Ma con un ordine giudiziario le cose starebbero probabilmente in un altro modo.
DriverSavers, comprensibilmente, non rivela nulla di tecnico sul loro modo di lavorare. Ho chiesto a un’importante società specializzata in recupero dati, lo stesso settore di DriveSavers, e mi hanno spiegato che con un iPhone il codice di sblocco è necessario anche solo per iniziare a lavorare.
Forse DriveSaver ha trovato una vulnerabilità che non ha svelato ad Apple, o forse si sono inventati qualcos’altro. Qualsiasi cosa sia, un segreto del genere non può durare molto: scommetto che non passerà molto prima che qualcuno invii il suo iPhone solo per vedere se riescono veramente a sbloccarlo. Ed è quasi certo che più di un investigatore si sia già messo in agenda una visita a Novato in California.

PS5 O PS VITA 2: COSA NASCONDE IL BREVETTO DI SONY

Aggiornamento, mercoledì 28 settembre: Come precisato da The Verge, il brevetto fa riferimento a un giocattolo per bambini, Sony Toio, commercializzato nel 2017. Continuate a seguirci per tutte le novità sulla prossima PlayStation.
Notizia originale, martedì 27 settembre: Il sito Techtastic ha riportato la notizia di un nuovo brevetto registrato da Sony in Corea del Sud che riguarda una cartuccia per giochi elettronici. Purtroppo oltre alle immagini (che potete vedere in calce) non ci sono altri dettagli, per cui è difficile dire di cosa possa trattarsi.
Una cartuccia suggerirebbe l'ipotesi di una nuova console portatile e a tal proposito ricordiamo che mesi fa il colosso giapponese depositò un brevetto di un dispositivo molto simile a Nintendo Switch (foto in cima alla notizia).
Tuttavia le dichiarazioni degli alti dirigenti di Sony su un successore di PS Vita non lascerebbero strada a questa ipotesi, mentre è stato dichiarato che la prossima ammiraglia casalinga sarà "strettamente integrata con i dispositivi portatili". Quindi forse questo brevetto ha a che fare con PS5?
Difficile esprimersi al momento, ancor di più quando si tratta della registrazione di un brevetto, che potrebbe essere solo un'idea che non troverà mai una realizzazione concreta.
Voi cosa suggerite: di cosa potrebbe trattarsi?

Truffa sul Play Store: 8 app da cancellare immediatamente

Su Google Play Store sono state scoperte otto applicazioni maligne che sfruttando un sistema fraudolento ingannavano gli inserzionisti per guadagnare denaro
28 Novembre 2018 - Nuovo problema di sicurezza all’interno del Google Play Store, il negozio digitale dove scaricare applicazioni Android. Questa volta un team di ricercatori di cybersecurity ha scoperto ben 8 applicazioni maligne con milioni di download in totale. Insomma, la platea degli utenti potenzialmente colpiti è ampissima.
Ad essere finite sotto accusa sono otto applicazioni di due software house cinesi: Cheetah Mobile e Kika Tech. A differenza di quanto accaduto in passato, le applicazioni incriminate non sono state pensate per rubare dati e informazioni personali degli utenti, ma per sfruttare le capacità di calcolo dei dispositivi sui quali venivano installate. Nello specifico, le app sono state considerate come pericolose perché utilizzate per architettare una truffa ai danni di diversi inserzionisti in tutto il mondo Android e permettendo agli sviluppatori di guadagnare diversi milioni di dollari illegalmente. Le 8 applicazioni incriminate sono: Clean Master, Security Master, CM Launcher 3D, Battery Doctor, Cheetah Keyboard, CM Locker, CM File Manager e Kika Keyboard. Tutte hanno diverse migliaia di download, tanto da superare il milione di installazioni totali.

Nuove app truffa su Google Play Store

La truffa, per una volta, non ha colpito direttamente gli utenti ma gli inserzionisti. In pratica le app sfruttavano il fatto che le aziende pagavano un’aggiunta ogni qual volta una delle applicazioni con un loro banner fisso all’interno veniva scaricata da un utente. Gli sviluppatori cinesi hanno studiato un sistema illegale per generare dei finti click sui banner e far credere agli inserzionisti che gli utenti avessero visualizzato le loro pubblicità per scaricare l’applicazione. In realtà gli annunci non sono stati visualizzati da veri utenti ma solo da un sistema automatico truffaldino creato da Cheetah Mobile e Kika Tech.
Il problema però, anche se in piccola parte, riguarda anche gli utenti che hanno scaricato una o più delle app incriminate. Per far funzionare a dovere il sistema fraudolento per gli inserzionisti infatti le applicazioni, anche una volta installate continuavano a funzionare, anche se bloccate, in background. Consumando così moltissima batteria dello smartphone Android. Per ora sia Cheetah Mobile che Kika Tech hanno respinto le accuse ma Google sta indagando sull’accaduto per capire se eliminare o meno le 8 applicazioni sotto inchiesta e punire gli sviluppatori cinesi.

Windows 10 October 2018 Update, spuntano due nuovi problemi noti

Windows 10 October 2018 Update ha affrontato alcuni problemi dal lancio, incluso un problema grave che ha contribuito alla cancellazione dei Documenti per alcuni utenti. Proprio per questo l'aggiornamento è stato bloccato, con la distribuzione che è stata lanciata nuovamente dopo oltre un mese di attesa con diverse precauzioni. Ad oggi l'Update di ottobre viene infatti proposto solo sui sistemi con cui si ha la certezza che non si presentino problemi con l'installazione.
Nelle scorse ore sono stati scoperti due nuovi bug con Windows Media Player e le applicazioni predefinite. La società li ha confermati di recente all'interno del sito Windows Support: con Windows Media Player potrebbe non funzionare, in alcuni casi, la barra di avanzamento del video con alcuni file. La compagnia segnala altre alternative gratuite come Film & TV o VLC per rispondere temporaneamente al problema, ma promette anche un fix "su una release futura".
Più fastidioso l'altro bug scoperto in questa ultima tornata da Microsoft con le applicazioni predefinite. Secondo quanto segnala la stessa compagnia alcuni utenti potrebbero non riuscire a impostare applicazioni Win32 standard come predefinite per l'apertura dei file. Il problema si presenta sia con il comando "Apri con", nel menu a tendina a cui si accede cliccando con il tasto destro del mouse su un file, sia con la schermata App predefinite nelle Impostazioni.
Il bug sembra colpire diverse app Win32, come Blocco note ad esempio, e il fix potrebbe arrivare entro la fine del mese di Novembre. Questo significa che Microsoft potrebbe rilasciare un nuovo aggiornamento su Windows 10 October 2018 Update entro la fine della settimana, dopo averne distribuiti alcuni nelle scorse ore per le precedenti versioni del sistema operativo.

GPU Turbo arriva anche su Huawei P8 Lite 2017, insieme alle patch di novembre

E alla fine, GPU Turbo arrivò anche su Huawei P8 Lite 2017. Un regalo di Natale anticipato che segue l’arrivo della stessa caratteristica software sui fratelli maggiori Huawei P10 e P10 Plus, di cui abbiamo parlato ieri.
Curioso notare come siano state implementate la patch di sicurezza di ottobre sui top di gamma del 2017, mentre su P8 Lite 2017 siano arrivate le patch più recenti a disposizione. Il changelog è piuttosto chiaro su questo e anche sulle altre novità che accompagnano la feature studiata per accrescere le prestazioni grafiche degli smartphone Huawei.
Anche qui, come sui P10, la modalità di cattura dello schermo è stata migliorata e adesso non pone più alcun vincolo in merito al tempo di registrazione, ed è anche possibile selezionare la sorgente sonora che si preferisce tra il microfono ed i suoni di sistema.
Ottimizzazioni anche per la galleria di Huawei che fa un passo avanti verso l’utente per quel che riguarda alcuni filtri. L’OTA in parecchi casi è già arrivato sui Huawei P8 Lite 2017: in caso contrario servirà attendere qualche ora.
Huawei P8 Lite 2017 è disponibile in offerta su Amazon a 148.00 euro. Si trova online anche su molti altri negozi, contiamo circa 26 offerte. Se invece sei interessato alle caratteristiche puoi leggere la scheda tecnica di Huawei P8 Lite 2017.

Tim, a Torino il primo smartphone connesso al 5G in Italia

Il chipset utilizzato, lo Snapdragon X50 5G, è lo stesso che sarà installato su molti dispositivi commerciali a partire dall’anno prossimo
Per la prima volta in Italia, oggi a Torino uno smartphone è stato connesso alla nuova rete digitale 5G, che affiancherà nei prossimi anni l’attuale tecnologia 4G. Il dispositivo e l’esperimento sono frutto di una collaborazione tra Tim, Ericsson e Qualcomm, che ha realizzato il chipset Snapdragon X50 5G, anticipandone la distribuzione commerciale nel corso del 2019.
L’arrivo del 5G, che proprio a Torino vede un punto di partenza per tutta l’Italia con l’accensione della prima antenna dedicata del Paese nel 2017, consentirà una maggiore stabilità delle connessioni telefoniche, necessaria per sostenere la diffusione dell’Internet delle Cose (dall’inglese Internet of Things, IoT). Droni, automobili senza conducente ed elettrodomestici intelligenti, grazie al 5G, potranno così sfruttare la maggiore efficienza della rete per svolgere le loro operazioni. Ma questa innovazione trova la sua utilità soprattutto nell’ambito industriale, dove impianti, attrezzature e anche macchine edili la sfrutteranno per implementare sistemi di controllo remoto migliorando le condizioni di sicurezza dei lavoratori.
«Con questo ulteriore traguardo, connettendo alla nostra rete il primo smartphone di test 5G, TIM conferma il ruolo da protagonista in Italia e la determinazione nel realizzare una rete mobile adatta a supportare le evoluzioni offerte dalla rete mobile del futuro - ha commentato la Chief Technology Officer di Tim, Elisabetta Romano -. Le sperimentazioni effettuate con i nostri partner a Torino confermano il primato tecnologico di Tim e il suo impegno nell’innovazione per offrire ai clienti servizi all’avanguardia e la migliore esperienza digitale».
L’esperimento è stato condotto nei laboratori Tim di Torino, dove sono stati completati i primi test di connessione Ota (Over the Air) sulla rete 5G Nr (New Radio) in tecnologia Ericsson conforme allo standard 3Gpp di Release 15, che sfrutta la soluzione Massive Mimo. Per la realizzazione dei test di trasmissione, fa sapere l’azienda, è stata utilizzata una porzione della gamma di frequenze 3,4-3,8 GHz, aggiudicate a Tim dal recente bando di gara del ministero per lo Sviluppo economico, connettendo il dispositivo alla rete di Tim. «Il 5G sta arrivando e questo è un passo importante verso il dispiegamento commerciale e il lancio dei servizi - spiega il presidente di Qualcomm Europe, Enrico Salvatori -. Il terminale di test 5G basato sul chipset Snapdragon X50 ha costituito l’elemento chiave per il raggiungimento di questo obiettivo. Il nostro terminale di test è il primo device 5GNR con fattore di forma di uno smartphone disponibile per queste sperimentazioni e stiamo lavorando con tutti i nostri partner per rendere il 5G una realtà commerciale nel corso del 2019».
Bari, Matera e la Repubblica di San Marino sono gli altri poli nei quali Tim ha investito nell’implementazione di soluzioni in ambito Smart City, preparando il terreno per future sperimentazioni e per l’arrivo dei nuovi dispositivi, previsto tra il 2019 e il 2020. 

WhatsApp, arriva la riproduzione in sequenza dei messaggi vocali: ecco come funziona

Insieme alle scorciatoie per le chiamate di gruppo WhatsApp introdurrà anche una nuova funzionalità, già apparsa nell'ultima versione d'anteprima disponibile per i partecipanti al programma di beta. In base a quanto afferma l'affidabile e informato WABetaInfo avremo infatti la possibilità di riprodurre i messaggi vocali in sequenza, uno dopo l'altro, come avviene ad esempio nell'app concorrente Telegram, per un flusso più coerente e ordinato rispetto ad oggi.
Non sarà più necessario lanciare la riproduzione di ogni messaggio vocale arrivato all'interno della conversazione ma, avviandone uno, verranno riprodotti tutti quelli successivi in ordine cronologico rispetto all'orario di ricezione. Sia la riproduzione continua dei messaggi vocali, sia le scorciatoie per le chiamate di gruppo, sono novità introdotte nella versione beta del client WhatsApp per Android 2.18.362 rilasciata il 27 Novembre, ma non per tutti.
La novità è apparsa solamente su alcuni client, ma dovrebbe arrivare su tutti i client iscritti al programma Beta con la prossima release. Quando il client rileva l'arrivo di due o più messaggi vocali li riproduce tutti in maniera automatica, segnalando la fine di ogni messaggio vocale con un breve file audio. Ci sono due toni differenti, indica la fonte, quando il messaggio vocale finisce: uno indica che è finito ma ce n'è uno successivo, l'altro indica che è finito ed è l'ultimo della sequenza.
Al momento in cui scriviamo non è chiaro quando la funzionalità arriverà sulla versione finale di WhatsApp, e quindi sarà disponibile al pubblico. La riproduzione consecutiva dei messaggi vocali era stata introdotta su WhatsApp 2.18.100, ma il codice della feature non è apparso prima della 2.18.362. Il team di sviluppo sembra intenzionato ad inserire la funzione, tuttavia ad oggi è impossibile stabilire una data esatta per quanto riguarda la distribuzione della feature al pubblico.

mercoledì 28 novembre 2018

LG esagera: il futuro smartphone avrà 16 fotocamere?

Nella corsa agli smartphone multi-camera LG decide di guardare ancora più in là e brevettare uno smartphone con 16 fotocamere. Diventerà mai realtà?
Huawei P20 Pro e Mate 20 Pro, LG V40, Samsung Galaxy A9: da qualche mese il mercato smartphone sembra aver imboccato con decisione una via molto precisa, che porta al trend di smartphone con 3 o più sensori d'immagine e relative ottiche.
Se moltiplicare a tal punto l'arsenale fotografico di uno smartphone porti effettivamente benefici o se serva più che altro ad offrire dimostrazioni di forza è un dibattito che dipende molto dalla qualità finale dei singoli prodotti. Ma è innegabile che si sia presa una direzione, soprattutto quando dispositivi come Nokia 9 con le sue 5 fotocamere sono dietro l'angolo, o magari persino uno smartphone con 16.
Secondo quanto riportato da LetsGoDigital, è di LG il brevetto che immagina un dispositivo dotato di un folle modulo da 16 unità, capace (nel progetto) di sfruttarle tutte con una certa flessibilità.
Fino a questo momento uno dei vanti dell'azienda coreana è stata l'adozione di quel grandangolo che torna utile in molti scenari, anche se allo stato attuale più di qualche prodotto è stato lanciato con una lente grandangolare a supporto.
Stavolta invece LG immagina che con una tale disponibilità di lenti, lo smartphone possa scattare foto da diverse prospettive per poi combinarle in molteplici modi.
Sarebbe possibile infatti creare dei mini film sfruttando gli scatti realizzati, o ancora manipolare parti di immagine per sostituirli con altri elementi catturati dalle differenti fotocamere.
Non è la prima volta che assistiamo ad un approccio simile alla fotografia mobile (vedasi la fotocamera Light L16), né vi sono indicazioni concrete sul fatto che LG possa riuscire ad implementare effettivamente 16 fotocamere su uno smartphone. Ma se questa tecnologia dovesse, almeno in parte, essere applicata ad un futuro dispositivo, le cose potrebbero farsi interessanti.

Novità Microsoft Office: ora si può installare su un numero illimitato di dispositivi

Microsoft ha presentato le novità per gli abbonamenti Office 365 che consentono agli utenti, siano essi liberi professionisti, studenti o famiglie, di esprimere al meglio il proprio potenziale, sia nella vita lavorativa, sia nel tempo libero.
La nuova release permetterà agli utenti di installare Office su un numero illimitato di dispositivi, per offrire la miglior produttività in qualsiasi contesto di utilizzo: in ufficio, a casa, in viaggio o nel tempo libero per pianificare le proprie attività. Precedentemente, gli abbonamenti Office 365 Home e Personal prevedevano alcune restrizioni sul numero massimo di dispositivi su cui era possibile installare la suite: ad esempio Office 365 Home limitava a 10 il numero di device (per cinque utenti), mentre Office 365 Personal prevedeva l’installazione su un unico PC o Mac e un tablet. Ora, gli utenti potranno installare Office su un numero illimitato di dispositivi ed accedere con il proprio account su un massimo di cinque device contemporaneamente.
Le novità decise da Microsoft sono ulteriormente avvalorate dai risultati di un'indagine di Doxa, dalla quale emerge come il 74% dei lavoratori utilizza il pacchetto Office sul proprio PC personale per portare a termine i propri compiti. Sempre dall'indagine si evidenzia come l’attuale utilizzo del pacchetto Office 365 si basa sul concetto di condivisione: in 8 casi su 10 (83%) la suite viene utilizzata da almeno un altro componente del nucleo familiare.
Grazie all’estensione da 5 a 6 del numero delle licenze disponibili per l’abbonamento Home, Office è in grado di rappresentare al meglio la dimensione “casa” e “famiglia”, permettendo a ciascuno di salvare, consultare e modificare i propri file dall’account personale e accedervi da qualsiasi dispositivo. Per 99€ all’anno sarà quindi possibile ottenere sei licenze per Word, Excel, PowerPoint, Outlook e OneNote, oltre ad uno spazio di 1 TB su OneDrive per ogni account, assieme ad altri servizi e applicazioni.
L'indagine di Doxa mette poi in risalto come i dettagli del pacchetto Office siano, in realtà, poco conosciuto: solo il 52% degli utenti, infatti, è a conoscenza della disponibilità di 1 TB di spazio Cloud per ogni user e un terzo degli utenti non sa di poter usare lo stesso account su più dispositivi (34%).
Tra le novità si segnala poi la possibilità di gestire il proprio abbonamento Office 365 direttamente dal portale Microsoft Account, che consente inoltre di amministrare facilmente tutti i propri abbonamenti Microsoft e riscattare i Microsoft Rewards.
La nuova release di Microsoft Office integra inoltre anche una serie di novità per quanto riguarda le funzioni operative, come ad esempioAnimazione 3D e Morphing per PowerPoint, un nuovo Strumento ricerche di Word, Windows Ink su Office (per usare la penna per lavorare al meglio in mobilità) e il Traduttore di presentazione per PowerPoint.
Maggiori informazioni sulla pagina ufficiale di Microsoft Office.

Sony, un nuovo tipo di cartuccia per la PlayStation?

Un brevetto depositato da Sony suggerisce che il gruppo ha in lavorazione una tipologia di cartuccia compatta che potrebbe finire in una futura PlayStation portatile
Non c’è dubbio ormai che PlayStation Vita, l’ultima console portatile realizzata dalla giapponese Sony, non abbia avuto il successo sperato dai produttori. Il gadget ha perso molto tempo fa la corsa contro l’avversario Nintendo 3DS e presto uscirà di produzione anche nella terra del Sol Levante, ma Sony potrebbe avere in mente un progetto per dare un successore al suo aggeggio.
Secondo un brevetto reso pubblico recentemente dall’ufficio brevetti sud coreano e prontamente scovato da TechTastic, il gruppo sta infatti lavorando a una nuova tipologia di cartuccia di memoria per console finora inedita; i dettagli tecnici non sono descritti nel brevetto, che approfondisce solamente aspetti relativi al design, ma dal look l’oggetto del mistero sembra essere ben poco compatibile con qualunque dispositivo abbia per il momento in commercio o in cantiere.
Sony in realtà ha già avuto modo di affermare qualche mese fa che per il momento non ha informazioni da condividere sulla realizzazione di un erede di PlayStation Vita, ma le dichiarazioni rilasciate non contraddicono apertamente l’ipotesi che tra i piani della società ci sia effettivamente una nuova console portatile.
Trattandosi di un brevetto, la nuova cartuccia ideata dagli ingegneri Sony in effetti può rappresentare semplicemente una parte di un progetto in attesa di futuri sviluppi; in questo caso avrebbe senso per il gruppo evitare di condividerne i dettagli.

Apple: il monopolio di App Store ha i giorni contati?

Una class action intentata nel 2011 da un gruppo di utenti porta Apple davanti alla Corte Suprema, che dovrà decidere se l’App Store rientra nella fattispecie del monopolio. Al momento Apple pare sfavorita
Sin dai tempi di Steve Jobs e del primo iPhone, passare dall’App Store è l’unico modo lecito per installare nuove applicazioni (gratuite o a pagamento) sul nostro iPhone. Questa modalità d’uso ha portato l’App Store a diventare il negozio virtuale più redditizio del web, popolato da milioni di applicazioni e con un grado di sicurezza molto alto.
Tutto questo però potrebbe cambiare. Molto tempo fa, infatti, un gruppo di utenti denunciò Apple perché a loro giudizio l’App Store sarebbe un sistema monopolistico. Fin qui niente di nuovo sotto il sole: la tesi, però, sostiene che costringendo i possessori dell’iPhone ad acquistare le app esclusivamente sull’App Store, i prezzi siano aumentati a causa della mancanza di concorrenza.
La causa civile, avviata nel lontano 2011, approda in questi giorni davanti alla Corte Suprema: ieri, infatti, si è tenuta l'attesa udienza dei legali di Apple e pare che le prime impressioni non siano favorevoli all'azienda: ciò nonostante, la sentenza arriverà solo a giugno 2019 ed è possibile che Apple riesca, nelle prossime sedute, a ribaltare il sentiment generale. Sta di fatto che se non ci riuscisse, la sentenza potrebbe costringere Apple ad aprire il mercato a nuovi negozi per la vendita delle app.
Si andrebbe, in pratica, a delineare anche per l’iPhone la stessa situazione che vige attualmente su Android. Difatti i dispositivi del robottino verde hanno la possibilità di scaricare le app da più piattaforme, oltre che da quella ufficiale di Google (Google Play). Esistono infatti svariate alternative fra cui scegliere, con lo shop di Amazon e il Samsung Galaxy Apps fra i più famosi ed utilizzati.
La difesa della casa di Cupertino verte sul fatto che Apple non venderebbe direttamente app nell’App Store, ma si limiterebbe a gestire questo spazio virtuale mettendo in comunicazione venditore ed acquirente, trattenendo una percentuale su ogni vendita. Se venisse riconosciuto il fatto che Apple non è un venditore ma un semplice intermediario, ogni rivendicazione cesserebbe portando alla cancellazione della causa.
Sposando in pieno questa teoria, la corte processuale di San Francisco aveva dato ragione ad Apple nel giudizio di primo grado. Il ricorso in appello degli accusanti però, ha contribuito a riaprire il caso e a passare la palla alla Corte Suprema che dovrà pronunciarsi su questa questione che promette di essere molto scottante.

WhatsApp: ecco come recuperare le foto e i video cancellati

Molti utenti di Whatsapp saranno incappati almeno una volta nella cancellazione, per errore, di un contenuto multimediale come una foto scaricata dall’applicazione. Per questo poi è stato necessario magari farsela nuovamente inviare dal mittente oppure ricorrere a programmi esterni per recuperarla. Tutto questo potrebbe effettivamente essere un ricordo grazie all’ultimo aggiornamento della piattaforma richiesto a gran voce dagli utenti, che garantirà il recupero dei contenuti multimediali in modo semplice ed immediato. Basterà semplicemente scorrere indietro i messaggi della chat ed effettuare una seconda volta il download dell’immagine.

WhatsApp: le immagini sui server della piattaforma

Una volta scaricate le foto o i video da Whatsapp, queste, venivano eliminate dai server dell’applicazione e dunque, una volta cancellate dalla memoria dello smartphone, queste non erano più accessibili. Adesso, invece, le immagini restano sui server della società per qualche mese e ogni utente in questo lasso di tempo avrà la possibilità di scorrere i messaggi in tutte le chat di conversazioni e scaricare di nuovo il contenuto eliminato cliccandoci sopra. Attenzione però a non cancellare la chat dalla quale proviene la foto in questione perché in tal caso il contenuto andrebbe irrimediabilmente perso.
Interessante, oltre alla possibilità di recuperare le foto cancellate, anche la nuova funzione che consentirebbe di aggiungere nuovi contatti direttamente dall’app tramite un QR code. Per aggiungere il contatto basterebbe quindi solo inquadrare con la fotocamera dello smartphone il codice della persona da inserire e automaticamente l’applicazione permetterebbe l'inserimento tra i contatti disponibili.
Una nuova funzionalità che sembra essere stata rilasciata solo ad un gruppo esclusivo di utenti e che in qualche modo mira a semplificare e velocizzare la procedura di inserimento di un nuovo contatto. Oltretutto tale funzionalità potrebbe portare anche ad un rinnovamento dell'interfaccia utente, capace di far aggiungere nuove persone direttamente dall’applicazione potendo con esse scambiare messaggi, senza dover inserire prima il numero nella rubrica del telefono.

martedì 27 novembre 2018

Google retire 13 applications Android contenant des malwares

560 000, c’est le nombre d’utilisateurs potentiellement touchés par ce malware dissimulé dans des jeux de simulation de course de voitures, motos et camions. Enfin pour être plus précis, les jeux n’en étaient pas. A part l’icône, rien d’autre que le malware n’était présent dans les fichiers. Difficile ici de nier l’intention de nuire.

13 « jeux » concernés

C’est grâce à la perspicacité de Lukas Stefanko, chercheur en sécurité pour Eset, que ces 13 applications ont été découvertes. Après lancement, elles masquaient leur propre icône, allaient télécharger un fichier APK et le faisait installer par l’utilisateur. Toutes les 13 partagent le même modèle, le même type d’icône et, comme on peut s’en douter, le même auteur, un certain Luiz O Pinto.

Une habitude dans le Play Store

Ce n’est pas la première fois qu’un même malware est détecté au sein d’un grand nombre d’applications. Par exemple, l’année dernière, le malware Judy présent dans 41 applications avait affecté 8 à 36 millions de smartphones Android. En 2017, Google a retiré un total de 700 000 applications malveillantes du Play Store. 2000 par jour. Un bon moyen de se remémorer que ce n’est pas parce qu’une application est présente dans le Play Store qu’elle est sûre.

Fuschia OS : Google teste son nouveau système d’exploitation sur le Honor Play

Il semblerait que le prochain système d’exploitation de Google, nommé Fuschia OS, soit actuellement testé sur le Honor Play doté de la puce Kirin 970.
Cela fait plusieurs années maintenant que la firme de Mountain View travaille sur un système d’exploitation alternatif nommé Fuschia OS. Ce nouvel OS vient d’être installé sur le Honor Play, comme le rapporte son développeur, c’est donc la première fois qu’il est testé sur un smartphone disponible au grand public.
Ainsi, d’après les informations de 9To5Google, le cœur de ce nouvel OS (Zircon) peut fonctionner sur le processeur maison Kirin 970 de Huawei. Fuschia OS serait par conséquent capable de tourner sur des appareils comme le Mate 10 Pro, les P20/P20 Pro ou encore le Honor 10 par exemple.
Ce nouveau système d’exploitation sur lequel Google travaille depuis des années est complètement indépendant d’Android. D’après Bloomberg, son cœur est basé sur une solution propriétaire et non sur Linux, afin d’éviter les histoires d’utilisation illégale de code Java reprochées à Google par Oracle, concernant le développement d’Android.
La firme de Mountain View n’a jamais confirmé cette information de plus, la firme a annoncé que son objectif n’était pas de remplacer Android par Fuschia. Le moteur de recherche souhaite tout d’abord rendre son nouvel OS compatible avec les objets connectés puis avec les smartphones.
Hiroshi Lockheimer, le patron d’Android, détaillait à 01Net au cours d’une interview en 2016 que Fuschia OS n’était qu’un « projet expérimental au sein de la très grande entreprise qu’est Google ». Selon lui, Fuschia OS n’a aucun lien avec Android ou encore Chrome OS.

Switch : la mise à jour 6.2.0 déjà « craquée »

Au printemps dernier, une faille était découverte dans la puce Tegra de NVIDIA, équipant la Switch. Durant la séquence de démarrage, il était possible de générer un dépassement de mémoire tampon.
La mise à jour 6.2.0 sortie la semaine dernière apportait justement un correctif. Sous des dehors « d’améliorations pour la stabilité générale du système » permettant « d’améliorer l’expérience utilisateur », Nintendo tente donc de contourner la vulnérabilité.
Malheureusement, cette dernière est inscrite dans la puce Tegra qui ne peut être mise à jour. Nintendo a beau revoir la chaîne du Secure Boot, la scène du jailbreaking attendait visiblement le correctif de pied ferme.
Les nouvelles protections ont en effet été cassées en très peu de temps. Le hacker elmirorac a ainsi annoncé samedi sur Twitter que la version 6.2.0 du système était « cracked ». Le tout en quelques jours, illustrant pour Nintendo toute la problématique de cette faille.
Notez que la mise à jour 6.2.0 est obligatoire pour se connecter et accéder aux services. Rappelons par ailleurs que les consoles détectées par Nintendo comme modifiées sont bannies de ces mêmes services.

Débarquement imminent d’Android 9.0 sur les OnePlus 5 et 5T

La bêta ouverte d’Android Pie sur les OnePlus 5 et 5T approche à grands pas selon la marque.
Après avoir déployé la mise à jour Android 9.0 sur le OnePlus 6, la marque avait annoncé que les OnePlus 5 et 5T en profiterait aussi. La bêta ouverte d’Android Pie serait bientôt prête pour ces derniers.
Ainsi, OnePlus a déclaré « Certains d’entre vous ont peut-être remarqué qu’il s’est écoulé trois semaines depuis la dernière version de la bêta ouverte pour OnePlus 5 / 5T. Nous voudrions attirer votre attention sur le fait que Pie pour OP 5 et 5T est presque prêt pour la bêta ouverte ».
Ce n’est plus qu’une question de jours avant que la bêta ouverte d’Android 9.0 débarque sur les OnePlus 5 et 5T. Une version définitive sera probablement proposée après quelques semaines d’utilisation de cette version bêta, ce qui permettrait certainement à Android Pie d’être accessible en version finale avant la fin de l’année sur les OnePlus 5 et 5T.
Bien entendu, une version bêta comporte toujours quelques anomalies ou instabilités, faites donc bien attention si vous comptez l’expérimenter.

Siri ne fait pas le taff, Google Assistant à la rescousse

Il est désormais possible d'invoquer Google Assistant depuis l'écran verrouillé d'un iPhone ! La firme de Mountain View vient de déployer une mise à jour de son assistant vocal qui lui permet de tirer profit de Siri via l'application Raccourcis introduite sous iOS 12. 

"Dis Siri, Ok Google" : à quoi sert ton application raccourcis ?

Apparue avec iOS 12, la fonction Shortcuts - Raccourcis - vous permet de lancer des applications grâce à la voix en invoquant Siri. Il est ainsi possible de paramétrer et personnaliser de nombreuses actions, créer une tâche avec Things, ajouter un évènement sur Timepage, connecter ou déconnecter le VPN, etc., en créant une commande vocale dédiée ou en touchant l'icône de Siri.
Mais Siri souffre et n'est pas vraiment à la hauteur comparée à d'autres assistants vocaux. Seulement, il est tellement bien intégré à la plateforme d'Apple que l'intégration de solutions concurrentes est assez difficile. Google le sait et ne manque pas d'adresse pour s'immiscer dans chaque petite brèche et offrir une meilleure expérience sur iOS avec son assistant.
Grâce à une récente mise à jour de Google Assistant, qui est désormais compatible avec l'application Raccourcis de Siri, il est maintenant possible de l'invoquer même depuis un écran verrouillé. Comble de l'ironie, avant de prononcer "OK Google", il vous faudra d'abord formuler "Dis Siri".

Comment profiter de cette intégration Siri/Google Assistant

Pour profiter de Google Assistant par le biais de Siri, il vous suffira de créer un raccourci puis de taper "Google" dans la barre de recherche et de choisir "Hey Google" dans les suggestions. Il ne vous restera plus qu'à toucher l'icône de réglage qui vous proposera alors d'ajouter le raccourci à Siri. Il vous sera ensuite demandé de définir une commande vocale, "OK Google" pour plus de simplicité, mais vous pouvez bien sûr prononcer la formule de votre choix.
Loin d'être une coopération entre Apple et Google, cette nouvelle intégration - quelque peu alambiquée - pourrait bien donner des idées à la concurrence. Pendant ce temps, Cortana et Alexa ne cessent de se rapprocher et de gagner en interopérabilité.

Google relance les résultats de recherche sans liens sur mobile

Si à ses débuts, Google ne faisait que lister des liens de pages qui correspondent aux mots-clés saisis par l’utilisateur, aujourd’hui, le moteur de recherche essaie également de donner des réponses directement sur son site ou sur son application.
Par exemple, si vous recherchez l’heure qu’il est dans un fuseau horaire, ou la conversion entre km et miles nautiques, vous n’aurez plus besoin de cliquer sur un lien puisque Google vous apportera directement la réponse sur son moteur de recherche.
Et désormais, pour certaines requêtes, Google se passe des liens de sites web.
Comme le rapporte le site Search Engine Land, pour des requêtes comme l’heure, les conversions ou lorsque l’utilisateur veut utiliser une calculatrice, Google n’affiche plus les résultats de recherche classique mais uniquement ses cartes.
Cela n’est cependant valable que sur mobile et uniquement lorsque Google a la certitude que les liens ne sont pas nécessaires. Et un bouton permet toujours de voir les résultats de recherche classiques si la carte de Google ne satisfait pas l’utilisateur.

Une page qui s’ouvre plus vite

Interrogé par Search Engine Land, un représentant de Google a évoqué une optimisation du temps de chargement de la page comme motif pour cette mise à jour.
« Comme toujours, notre objectif en matière de recherche est d’aider les gens à trouver rapidement les informations les plus pertinentes. Pour les requêtes pour lesquelles nous sommes extrêmement convaincus qu’un utilisateur recherche un calcul, une conversion d’unité ou une heure locale, nous afficherons un seul résultat afin d’améliorer le temps de chargement sur le mobile », a-t-il déclaré.
Pour rappel, Google a déjà testé ce changement. « Nous avons travaillé à supprimer les annonces et à améliorer la qualité de déclenchement de cette expérience pour nous assurer de fournir aux utilisateurs ce qu’ils recherchent, et nous proposerons toujours la possibilité de voir plus de résultats de recherche (ndlr, les résultats classiques) », ajoute le représentant de Google.

Les réseaux mobiles dépassent aujourd’hui le Wifi

Les réseaux mobiles sont aujourd’hui plus performants que les réseaux Wifi selon la société Open Signal. Ce sondage s’appuie sur des relevés sur la qualité des réseaux mobiles et Wifi réalisés dans plus de 50 pays. L’étude montre qu’en moyenne et dans plus de 33 pays développés, le débit descendant fourni par les réseaux mobiles est généralement meilleur que celui offert par les réseaux wifi : en France, le débit descendant moyen des réseaux mobiles est ainsi supérieur de 2,5Mb/s aux débits moyens offerts par le wifi. En Australie, cette différence est de l’ordre de 13 Mb/s et 10,6 Mb/s en Grèce. Des exceptions à ce principe sont également envisageables, notamment à Singapour, aux US ou à Hong Kong ou c’est cette fois le Wifi qui reste le meilleur point d’accès au réseau.
Les auteurs du rapport soulignent plusieurs points importants : ainsi, ils constatent que « dans 63 % des 50 pays étudiés, les réseaux 4G offrent une vitesse de téléchargement supérieure au Wifi. » Cela ne signifie pourtant pas que les utilisateurs se rabattent systématiquement vers les réseaux mobiles : les auteurs du rapport rappellent en effet que la plupart des téléphones sont aujourd’hui configurés afin de se connecter automatiquement aux réseaux Wifi connus, sans prendre en compte la vitesse du réseau. Naturellement donc, les téléphones ont tendance à avoir recours au Wifi pour se connecter à Internet, et ce même dans le cas où une connexion via réseau mobile propose un meilleur débit.
L’arrivée prochaine de la 5G devrait accentuer l’écart entre les réseaux mobiles et le Wifi, mais la technologie Wifi a encore de beaux jours devant elle. Si la 5G promet en effet de meilleur débit, cette technologie risque de se révéler insuffisante pour connecter les utilisateurs situés à l’intérieur de bâtiments. « Le Wifi aura toujours son rôle à jouer » concluent les auteurs du rapport, qui estiment que le Wifi devrait également permettre de contourner les problèmes de congestions du réseau auquel font face les réseaux mobiles, tout en restant accessible à l’ensemble des terminaux. Mais en termes de débit pur et simple, le Wifi n’est plus forcement en haut du podium.

LG envisage-t-il vraiment de lancer un smartphone avec... 16 modules photo ?

Un brevet validé par l'office américain décrit un smartphone au dos duquel figurerait 16 objectifs. Le but :  permettre de réaliser des vidéos en 3D ou de modifier en profondeur les clichés.
Deux. Trois, voire cinq modules photo. Pour compenser les faiblesses intrinsèques à leur facteur de forme, les smartphones multiplient les outils leur permettant de produire des clichés de plus en plus séduisants. Le Galaxy A9 en compte quatre à l'arrière. Nokia lancerait bientôt un smartphone avec cinq modules. Après celle aux mégapixels, une nouvelle course est initiée.

Et de 16...

Très attentif à la photographie, LG a déjà fait parler de lui avec son V40 ThinQ, et ses trois modules à l'arrière (et deux à l'avant). Mais il semblerait que la société coréenne n'en ait pas fini avec sa course en avant. Un brevet, déposé par LG, accordé par l'office américain le 20 novembre dernier et repéré par LetsGoDigital, fait état d'un smartphone qui embarquerait pas moins de 16 objectifs...
Ils seraient répartis sur une matrice de 4x4 et serviraient à photographier une scène sous plusieurs angles en une seule prise de vue. Il serait ainsi possible de créer des films en 3D ou plus simplement d'orienter différemment le visage d'une personne dans une photo.
Dans un des exemples fourni dans le brevet, les ingénieurs de LG décrivent ainsi comment le système pourrait fonctionner. Après avoir pris un cliché, l'utilisateur pourrait consulter les différentes prises de vues correspondantes et choisir celle qui lui plaît le plus.

Plusieurs photos et un peu d'IA

Dans un autre exemple, un ourson en peluche est pris en photo. Du bout du doigt, l'utilisateur pourrait détourer sa tête et ensuite décider de l'incliner vers l'avant plutôt que de la garder de face, ou même de la tourner sur un côté. Il serait même possible de la remplacer complètement par une tête en provenance d'un autre cliché, plus flatteur.
Evidemment, en l'occurrence, le téléphone aurait besoin de recourir à des algorithmes d'intelligence artificielle pour reconnaître les éléments photographiés parmi les différents clichés.
Difficile de savoir si la technologie décrite dans ce brevet verra le jour dans un smartphone prochainement. Peut-être. Si c'est le cas, il faudra toutefois faire attention à là où on met ses doigts au dos de son appareil ! 

Notre test du MacBook Air de 2018

Apple a enfin mis à jour son vénérable MacBook Air ! La génération de 2018 n'a pas grand chose à voir avec les précédents modèles, mais elle reprend de nombreux éléments que nous connaissons déjà avec le petit MacBook 12" et avec les MacBook Pro depuis 2016. Le MacBook Air de 2018 se rapproche toutefois bien plus du petit MacBook que du MacBook Pro.

Prise en main du nouveau design

On prend un MacBook 12" et un MacBook Pro 13,3", on mélange bien... Avec une largeur de 30,41 cm et une profondeur de 21,24 cm (contre 32,5 cm par 22,7 cm pour l'ancien MacBook Air), le MacBook Air de 2018 reprend les dimensions du MacBook Pro 13,3" sans Touch Bar au millimètre près, mais avec un design biseauté qui lui permet de gagner en poids : il pèse 1,25 kg, contre 1,37 kg pour le MacBook Pro et 1,35 kg pour l'ancien MacBook Air. Par rapport à l'ancienne génération de MacBook Air, ce sont plus les dimensions réduites que le gain de poids qui marquent au premier abord : le MacBook Air de 2018 est très sensiblement plus compact que son prédécesseur, notamment grâce aux marges réduites autour de l'écran, mais la différence de poids de 100 grammes reste modeste.
Malgré les grands progrès réalisés en terme de compacité, le MacBook Air de 2018 ne peut néanmoins pas rivaliser avec le MacBook 12" en terme de portabilité. Le plus petit Mac portable d'Apple ne pèse en effet que 920 grammes, contre 1,25 kg pour le MacBook Air, et il présente des dimensions de 28,05 cm par 19,65 cm contre 30,41 cm par 21,24 cm pour le MacBook Air. Ce n'est pas le jour et la nuit, mais cela peut tout de même faire la différence pour les utilisations les plus nomades.
En bref, le MacBook Air de 2018 fait le lien entre la petitesse du MacBook 12" et le plus grand confort du MacBook Pro 13,3", notamment en ce qui concerne la taille d'écran. Extérieurement, tout cela est en tout cas sans grande surprise. Si vous avez déjà eu l'occasion de tester le MacBook 12" ou un MacBook Pro 13,3" de 2016 ou plus récent, ce MacBook Air de 2018 vous semblera tout de suite très familier.

Écran Retina

Le nouveau MacBook Air est équipé d'une dalle d'une diagonale de 13,3", comme son prédécesseur, mais le nouvel écran utilisé par Apple n'a rien à voir avec celui du MacBook Air classique. Il fait appel à la technologie IPS et non TN, ce qui lui permet notamment d'afficher de bien meilleurs angles de vision. Et surtout, il est d'une résolution largement supérieure ! Le MacBook Air passe enfin au Retina, avec 2 560 x 1 600 pixels (227 pixels par pouce) contre 1 440 x 900 pixels (128 pixels par pouce) auparavant. La différence de qualité est gigantesque.
L'écran Retina permet au nouveau MacBook Air d'afficher des images et du texte de manière bien plus nette. C'était une évolution attendue de longue date ; Apple utilise en effet des écrans Retina dans sa gamme d'ordinateurs depuis 2012. Le changement n'en est pas moins spectaculaire pour qui n'a pas encore eu l'occasion d'utiliser une dalle d'aussi haute résolution au quotidien. C'est une nouveauté qui n'a plus rien d'impressionnant aujourd'hui d'un point de vue technique, mais qui est de grande importance pour le MacBook Air.
L'écran Retina du MacBook Air de 2018 n'est pas exactement comme celui du MacBook Pro : il respecte une gamme de couleurs standard (et non DCI-P3), et dispose d'une luminosité maximale nettement inférieure à celle du MacBook Pro (300 contre 500 nits). Il reste néanmoins très confortable au quotidien. Notez que la résolution accrue permet d'afficher une définition logicielle de 1 680 x 1 050 pixels, alors que l'ancien MacBook Air plafonne à sa définition matérielle de 1 440 x 900 pixels ; l'affichage est dans ce cas plus petit, mais la finesse des graphismes permet tout de même de travailler avec un certain confort.

Clavier, Touch ID et trackpad

Le MacBook Air de 2018 adopte sans surprise le controversé clavier papillon qu'Apple utilise depuis le MacBook Pro 2016. Les touches sont bien plus fines, plus larges, et offrent une frappe beaucoup plus sèche. Ce changement nécessite plusieurs heures (voire plusieurs jours) d'adaptation, c'est inévitable. Certains apprécieront, d'autres beaucoup moins ; ce clavier ne fait pas l'unanimité sur le MacBook Pro, et il devrait donc en être de même sur le MacBook Air. Notez qu'il s'agit du clavier papillon de troisième génération, qui comprend une membrane de protection censée empêcher l'incrustation de poussière sous les touches (tous les problèmes n'auraient pas totalement disparu, mais ce clavier serait tout de même bien plus fiable que ces prédécesseurs).
La très bonne nouvelle de la transposition de ce clavier sur le MacBook Air, c'est l'intégration du capteur d'empreintes Touch ID à la place du bouton d'allumage en haut à droite du clavier. Cette intégration se fait sans la présence de la Touch Bar, ce petit écran tactile tout en largeur qui remplace les touches de fonction sur certains modèles de MacBook Pro. Pour beaucoup d'utilisateurs, cela sera le meilleur des deux mondes : la fiabilité et la rapidité de Touch ID, qui permet de s'identifier en une fraction de seconde, sans le surcoût de la Touch Bar et la suppression de touches physiques parfois bien utiles.
Du côté du trackpad, les évolutions sont également... de taille. Le trackpad du MacBook Air de 2018 est en effet sensiblement plus grand que celui de son prédécesseur, ce qui est très agréable au quotidien (même si cela peut parfois impliquer quelques mouvements involontaires, le temps de s'y habituer). Il adopte également la technologie Force Touch, qui permet de détecter plusieurs niveaux de pression, de simuler une sensation de clic grâce à une petite vibration (le trackpad est en réalité totalement immobile), et surtout de pouvoir cliquer tout en haut du trackpad, ce qui n'était pas possible avec un trackpad mécanique. C'est une excellente évolution.

Connectique

Deux connecteurs Thunderbolt 3 (USB-C), une prise jack, et c'est tout. Le MacBook Air abandonne le très pratique port d’alimentation MagSafe, les deux ports USB classiques, et le lecteur de carte SD. Il est possible de voir cette évolution de manière négative, mais également de manière positive : il n'y a pas plus puissant, plus versatile et plus standard que le Thunderbolt 3, qui va plus loin que la norme USB-C tout en utilisant le même petit connecteur réversible. Bien sûr, cette évolution implique de jongler avec des adaptateurs pour pouvoir continuer à utiliser ses différents périphériques aux anciens formats, mais cela permet d'être paré pour l'avenir ; le MacBook Air de 2018 est par exemple capable de gérer un écran 5K ou un eGPU. Notez qu'Apple n'a pas fait l'erreur, comme sur le MacBook 12", de se limiter à un port unique. Il est donc possible de connecter un périphérique sans avoir à débrancher l'ordinateur...

Haut-parleurs

Apple promet un volume 25% plus important que la génération précédente, deux fois plus de basses et un son stéréo plus large. La différence est effectivement frappante : le son du MacBook Air de 2018 est bien plus puissant, propre et riche que celui de son prédécesseur. Pour une utilisation prolongée, il reste fortement conseillé d'investir dans une petite paire d'enceintes ; les haut-parleurs du MacBook Air restent des modules d'appoint. Les progrès réalisés par cette nouvelle génération de MacBook Air n'en sont pas moins impressionnants, rappelant ce qui a été fait sur le MacBook Pro il y a deux ans.

Webcam

« Grâce à la caméra FaceTime haute définition, vous apparaissez toujours de façon claire et nette, que vous ayez un seul interlocuteur ou plusieurs. », promet Apple sur son site web. Oui... mais non. La webcam du MacBook Air de 2018 est tout simplement catastrophique dès que l'éclairage est un peu trop faible. Apple s'est même offert le luxe de faire moins bien que l'ancien MacBook Air dans ce domaine. Ce qui n'était pas facile. La caméra du MacBook Air de 2018 a une tendance à afficher une image plus chaleureuse, mais fortement bruitée en faible luminosité.

Performances

Apple ne s'est pas attardée sur les performances du MacBook Air de 2018 à l'occasion de sa présentation, se contenant de préciser qu'il embarquait un processeur Intel Core i5 bicoeur de huitième génération. Comme nous avons eu l'occasion de le voir, il ne s'agit pas d'une puce similaire à celle de l'ancien MacBook Air. Les anciens modèles intégraient en effet une puce d'une enveloppe thermique de 15 W ; les nouveaux plafonnent à 7 W, ce qui correspond à peu de choses près à ce qui est utilisé sur le MacBook 12 pouces (5 W). Il s'agit donc d'un processeur plus léger, qui est parfait pour préserver l'autonomie mais qui n'est pas pensé pour apporter une puissance importante. Notez qu'Apple a pris la peine de mettre en place un ventilateur, absent du MacBook 12 pouces, afin de mieux refroidir le processeur en cas de tâche soutenue prolongée.
Les résultats du MacBook Air de 2018 sur Geekbench sont plutôt séduisants : le MacBook Air de 2018 affiche des scores un peu plus importants que l'ancien modèle (4 298 en monocoeur et 6 865 en multicoeurs contre 3 553 en monocoeur et 6 505 en multicoeurs). Le test de Cinebench suggère en revanche qu'il y a peut être anguille sous roche : si le test OpenGL nous montre que les graphismes sont en léger progrès, le test du CPU nous montre en effet des performances brutes en léger retrait...
Les tests de performance brute ont leurs limites, et tout particulièrement lorsqu'il s'agit de tester des ordinateurs portables qui ont tendance à chauffer plus vite que les ordinateurs de bureau. Les processeurs d'Intel sont dotés d'un mode Turbo, qui leur permet de fournir une puissance plus importante que leur fréquence nominale tant que la chaleur du processeur reste acceptable. Lorsque la puce chauffe trop, elle retrouve une puissance stable bien moins importante. C'est ce que nous avons voulu tester avec le logiciel Handbrake et la conversion d'un fichier vidéo (2:35, x264 1080p vers x265). Nous avons réalisé ce test une première fois, puis une seconde sans laisser le temps à l'ordinateur de refroidir.
Notre première série de mesures a permis d'obtenir des chiffres parfaitement cohérents avec les résultats de Geekbench : le MacBook Air de 2018 a légèrement battu l'ancien modèle, avec un temps de 14:12 contre 14:35. La seconde série donne en revanche des résultats très décevants : le MacBook Air de 2018 a terminé sa tâche en 17:58, contre 14:42 pour l'ancien modèle. En clair, le MacBook Air de 2018 peut fournir des petites pointes de puissance, mais il est incapable de les soutenir dans la durée contrairement à l'ancien modèle. Par curiosité, nous avons réalisé le même test avec un MacBook 12 pouces de 2017 : la première conversion a été complétée en 16:48, et la seconde en 18:05, ce qui est extrêmement proche du second résultat du MacBook Air de 2018. C'est à se demander à quoi sert le ventilateur.
Touchons également un petit mot des performances du SSD de ce MacBook Air de 2018 : elles sont exceptionnelles. La mémoire flash du nouveau MacBook Air est capable de dépasser 3 Go/s en lecture et 1 Go/s en écriture. C'est bien mieux que l'ancien modèle, et c'est très largement suffisant (voire démesuré) pour toutes les tâches de la vie quotidienne. Certains argueront qu'il eût été préférable d'augmenter la capacité plutôt que la vitesse... et il sera difficile de les contredire.

Autonomie

Avec une batterie de 50,3 Wh, contre 54 Wh pour l’ancien modèle, le MacBook Air de 2018 doit gérer bien plus de pixels mais un processeur moins gourmand. Apple promet ainsi une autonomie très similaire entre les deux générations (jusqu’à 12 heures de navigation web sans fil), mais tout dépend de la tâche effectuée. Si le modèle de 2018 s'en sort mieux pour des tâches sollicitant lourdement le processeur, il fait un peu moins bien que son prédécesseur avec une utilisation plus légère. Globalement, le MacBook Air de 2018 est capable d'offrir une autonomie de 7h à 9h avec un usage normal à luminosité maximale ; il faut drastiquement baisser la luminosité de la dalle pour atteindre les 12 heures avancées par Apple.

Conclusion

S'il est sans grande surprise au niveau technique, le MacBook Air de 2018 est une excellente machine qui gomme les principaux défauts de son prédécesseur et qui adopte les derniers standards, notamment en terme de résolution, de connectique et de design. Il n'est pas dépourvu d'imperfections, comme la luminosité d'écran un peu faiblarde et la webcam d'un autre âge, mais le bond en avant par rapport à l'ancienne génération de MacBook Air est considérable. En revanche, il faut bien comprendre que le MacBook Air de 2018 est destiné à des utilisateurs qui n'ont pas besoin de puissance. L'écart se creuse entre le MacBook Air et le MacBook Pro ; le MacBook Air de 2018 est un MacBook 13,3" qui ne porte pas son nom.
Comme nous l'avons vu récemment, la gamme d'ordinateurs portables d'Apple devient trop complexe et le maintien de toutes ces gammes si proches les unes des autres pose question. Mais pour qui souhaite un ordinateur portable confortable sans avoir de besoins particuliers en terme de performances, le MacBook Air de 2018 nous semble être l'ordinateur pommé idéal malgré sa tarification salée et son stockage de 128 Go très (trop) limité en entrée de gamme.
Le MacBook Air de 2018 est disponible à partir de 1 349 € sur l'Apple Store, et les étudiants et enseignants peuvent bénéficier d'une remise de 10% sur l'Apple Store éducation. Les différents revendeurs proposent également de régulières remises ; vous pouvez retrouver les meilleures offres dans notre rubrique Bons Plans et vous pouvez vous faire une vue d'ensemble avec notre comparateur de prix. N'hésitez pas à poser vos éventuelles questions sur nos forums !

Windows 10 : la mise à jour d'octobre une nouvelle fois retardée

Jamais deux sans trois ! Après avoir déjà interrompu le déploiement de la mise à jour d’octobre à deux reprises, Microsoft impose un nouvel arrêt. Raison invoquée ? Certains pilotes d’affichage Intel empêcheraient la diffusion du son à travers les haut-parleurs du moniteur connecté.
Apparue officiellement le 2 octobre dernier, l'October Update 2019 (version 1809) de Windows 10 n'aurait dû être qu'une simple formalité pour Microsoft, apportant son lot de nouveautés semestrielles. Cette mise à jour est finalement devenue le “petit” caillou dans la chaussure du géant de Redmond, la faute à une série de dysfonctionnements constatés qui l'ont conduit à interrompre son déploiement.
Premier gros couac, des utilisateurs ont vu leurs fichiers disparaître des dossiers système à cause d'un problème de redirection. D'autres possesseurs de PC portables équipés de processeurs Intel, dont les pilotes n'avaient pas été mis à jour, ont également été confrontés à des problèmes de compatibilité provoquant une surconsommation des ressources système, au point de faire fondre leur batterie comme neige au soleil.
Deuxième fausse note, après une première tentative de relancement de la mise à jour : la version Windows d'iCloud ne fonctionnait plus et empêchait la synchronisation avec les appareils compatibles. Alors que Microsoft assurait que ces soucis ne touchaient qu'un nombre très limité de configurations et d'utilisateurs, un troisième problème a surgi. Diantre, plus de son sur les moniteurs connectés à un PC via un port USB-C, HDMI ou DisplayPort pour les machines équipées d'un chipset graphique Intel et évoluant avec les versions 24.20.100.6344 et 24.20.100.6345 des pilotes.

Des pilotes graphiques Intel mis en cause

Microsoft a ainsi bloqué une nouvelle fois la mise à jour de Windows 10, qui n'est plus suggérée à travers Windows Update. Dans une note publiée sur son site web, Microsoft indique “travailler en étroite collaboration avec Intel et les constructeurs partenaires afin de rendre ces pilotes obsolètes et de forcer leur mise à jour”. Comme l'explique une série de messages sur les forums officiels, il est en effet possible de déterminer si un PC est affecté et d'y remédier en déroulant le menu Démarrer, puis en saisissant “gestionnaire de périphériques” dans le champ de recherche. Reportez-vous à la section Cartes graphiques, cliquez-droit sur Intel HD Graphics et choisissez Propriétés. Cliquez sur l'onglet Pilote, puis vérifiez le numéro de version. Si 24.20.100.6344 ou 24.20.100.6345 apparaît dans le champ correspondant, cliquez sur Mettre à jour le pilote.
Dans tous les cas, il vous faudra patienter pour que la mise à jour soit de nouveau proposée. Vous avez toutefois la possibilité de forcer son téléchargement et son installation à travers l'outil mis à disposition gratuitement par Microsoft. Rappelons au passage que les principales nouveautés de la mise à jour d'octobre sont l'apparition de l'Historique du presse-papiers — une solution pratique pour retrouver les anciens éléments copiés-collés — et de l'application Votre téléphone qui permet de synchroniser votre smartphone (Android) avec le système, et ainsi de rédiger des SMS au clavier ou de rapatrier rapidement les derniers clichés.

Xiaomi Mi A2 si aggiorna ad Android 9 Pie

Xiaomi ha ufficialmente annunciato la disponibilità della versione stabile di Android P Pie per i dispositivi Mi A2. Come sempre il roll-out avverrà in maniera progressiva e sarà presto disponibile su tutti i terminali. Ricordiamo che il medio-gamma è basato su Android One e –dunque – presenta un’interfaccia pulita con pochissime personalizzazioni da parte dell’azienda.
Xiaomi Mi A2 è stato presentato lo scorso luglio ed è equipaggiato con lo Snapdragon 660 accoppiato a 4 o 6 GB di RAM e 64 o 128 GB di memoria interna. È dotato di un sistema di doppia fotocamera posteriore con un sensore da 12MP coadiuvato da un secondo da 20MP. Sulla parte frontale, un display IPS LCD da 5,99 pollici e una fotocamera da 20MP.
La nuova versione Android porta con sé tutta la serie di miglioramenti, di ottimizzazioni e di nuove funzionalità che abbiamo avuto modo di raccontarvi nei nostri precedenti articoli. Per ora non ci sono informazioni riguardanti l’aggiornamento del fratello minore Mi A2 Lite.
L’azienda si limita a specificare che Android 9 Pie arriverà sugli altri smartphone Xiaomi più tardi. Se siete curiosi di sapere se l’update è già disponibile per il vostro terminale, potete verificarlo manualmente recandovi nella sezione relativa agli aggiornamenti di sistema.

Aggiornamento Windows 10, nuovi problemi con driver Intel e iCloud

L'aggiornamento di ottobre 2018 di Windows 10 continua a far registrare malfunzionamenti. Questa volta colpiti gli utenti con GPU Intel o che usano iCloud
26 Novembre 2018 - Ancora problemi per Windows 10 dopo l’October Update, decisamente uno degli aggiornamenti del sistema operativo di Microsoft più sfortunati degli ultimi anni: questa volta a non funzionare sono alcuni driver per componenti Intel (di nuovo, è un problema diverso da quello già riscontrato nelle settimane scorse) e alcune funzionalità di iCloud.
Se nei giorni passati a causare dei problemi era la gestione dei dischi di rete (impossibile accedervi, nonostante l’utente non avesse cambiato alcuna impostazione) e le schede video di ATI, in questo round i grattacapi sono causati dai driver Intel. La release 1809 di Windows 10, quindi, non è ancora disponibile per tutti i PC. L’update 1809 del sistema operativo di Microsoft è stato più volte rimandato e “ritirato”, per poi essere nuovamente pubblicato e nuovamente ritirato, come nel caso di questi ultimi bug. Si chiama October Update, ma in realtà è uscito a novembre 2018 e, probabilmente, era meglio aspettare ancora.

Driver Intel incompatibili con Windows 10 dopo l’aggiornamento

L’ultimo bug con i driver Intel riguarda la sezione grafica: in alcune configurazioni con gli speaker audio integrati nel display, se nel PC sono installati i driver grafici Intel 24.20.100.6344 o 24.20.100.6345, l’audio non funziona. Microsoft spiega così il problema: “Intel ha rilasciato inavvertitamente agli OEM due versioni del suo driver grafico (versioni 24.20.100.6344 e 24.20.100.6345) che accedevano accidentalmente a funzionalità non supportate in Windows. Dopo l’aggiornamento a Windows 10, versione 1809, la riproduzione audio da un monitor o una televisione collegata al PC tramite HDMI, USB-C o DisplayPort potrebbe non funzionare correttamente sui dispositivi dotati di questi driver. (Questo è un problema diverso dagli altri problemi con Intel)”. Di conseguenza Microsoft ha disabilitato l’update per i PC su cui è installato uno dei due driver Intelappena citati.

iCloud non accessibile su Windows 10 dopo aggiornamento

Ma non è l’unico bug, c’è anche quello che riguarda iCloud, i servizi di archiviazione remota di Apple: chi ha installato la versione 7.7.0.27 di iCloud per Windows riporta numerosi errori dopo l’update a Win 10 1809, come la difficoltà di aggiornare e sincronizzare gli album condivisi, mentre chi prova a installare iCloud dopo aver aggiornato Windows non ci riesce proprio perché un messaggio blocca l’installazione informando l’utente dell’incompatibilità tra questa versione di iCloud e questa versione di Windows 10. Di conseguenza Microsoft ha dovuto bloccare l’aggiornamento anche per questi utenti.
E questi sono solo gli ultimi errori, prima ce n’erano stati altri. Ad esempio, l’incompatibilità con i software OfficeScan e Worry-Free Business Security di Trend Micro o con determinate GPU AMD. Ancor prima (e ancor più grave) subito dopo il lancio dell’update 1809 alcuni utenti hanno segnalato uun grosso difetto di OnDrive che portava alla cancellazione accidentale di file personali come documenti, foto e brani musicali.

Ricerca Google per Android diventa più smart per calcoli, conversioni e orario

Ricerca Google è un servizio che nel corso degli anni è andato via via arricchendosi di nuove funzionalità, garantendo un’esperienza sempre più completa e nelle scorse ore ne è stata aggiunta un’altra che riguarda i dispositivi mobile.
Quando un utente Android o iOS effettua una ricerca per la quale è disponibile un risultato diretto, Google non mostrerà più i collegamenti Web standard e ciò comporterà un’esperienza più rapida.
Le ricerche a cui è possibile rispondere con la calcolatrice integrata, il convertitore di unità o l’orologio, pertanto, non saranno più dotate di altri collegamenti Web e ciò si traduce in una pagina semplice con soltanto la barra di ricerca in alto e la risposta sotto:
Stando a quanto si apprende, questi singoli risultati verranno visualizzati quando Google ha “una sicurezza estremamente elevata” di poter rispondere direttamente alla richiesta dell’utente.
Google ha iniziato a sperimentare questa “vista condensata” a febbraio per accelerare i tempi di caricamento e le domande su calcoli, conversioni o orario ben si prestano a tale velocizzazione, in quanto spesso possono essere soddisfatte senza la necessità di un’altra pagina Web.
Ad ogni modo, chi desidera ancora i collegamenti Web può toccare l’apposito pulsante sotto la scheda per caricare i risultati classici.
Il nuovo sistema di Ricerca Google è già attivo a livello globale su Android e iOS.

WhatsApp, trucchi per non farsi bannare

Se non ti comporti bene, WhatsApp potrebbe disattivare il tuo profilo senza alcun preavviso. Ecco alcuni trucchi per evitare il ban su WhatsApp
26 Novembre 2018 - Forse non lo sai ma anche su WhatsApp potresti essere bannato: il tuo account, cioè, potrebbe essere disattivato “d’ufficio” dalla piattaforma e tu potresti non essere più in grado di usare, da un giorno all’altro, l’applicazione di messaggistica istantanea più famosa e più diffusa al mondo.
Questo perché WhatsApp ha implementato regole e policy sempre più stringenti per tutelare i suoi utenti dai comportamenti fastidiosi o pericolosi di chi usa la piattaforma per scopi o in modi non del tutto legittimi. Insomma, anche su WhatsApp c’è da seguire una precisa netiquette, necessaria per mantenere ordine e correttezza all’interno di una piattaforma che ormai conta più di 1,5 miliardi di utenti mensili (e sembra essere rapidamente avviata verso i due miliardi). Come vedrete, si tratta di regole piuttosto semplici da seguire, e vi permetteranno di non essere bannati da WhatsApp e perdere così chat e foto inviate ai vostri amici.

Occhio alla legge

Tra questi comportamenti il primo, come è facile immaginare, è quello di inviare messaggi non conformi alle leggi: messaggi contenti immagini o video pedopornografici, violenti, che contengono minacce, oscenità o diffamazioni varie o che invitano a compiere un crimine. Anche attivare profili falsi o rubare l’identità ad altri utenti è vietato da WhatsApp (e in alcuni casi anche dalla legge). Vietato anche inviare virus o contenuti phishing o mandare troppi messaggi ad un numero telefonico che non è tra i propri contatti (tipica pratica di spam pubblicitario). Vietato anche usareWhatsApp Plus, applicazione che non ha nulla a che vedere con il WhatsApp originale o con il Gruppo Facebook e ruba immagini, video e contatti salvati sullo smartphone.

Occhio alla policy d’uso di WhatsApp

C’è poi la possibilità di essere segnalati da uno o più contatti con cui abbiamo messaggiato. In questo caso, se le segnalazioni diventano numerose, WhatsApp potrebbe decidere di bannarci disattivandoci l’account. Se WhatsApp rileva che stai tentando di hackerare i suoi server, per spiare qualcuno o raccogliere informazioni illegali, scatta il ban. Se stai cercando di modificare il codice di WhatsApp, scatta il ban. Insomma, i comportamenti ritenuti illegali sono veramente tanti ed essere bannato non è più una ipotesi così irrealistica. D’altronde WhatsApp è ormai diffusissima e sono in molti ad usarla per scopi assai poco leciti.

Occhio alle catene di Sant’Antonio

È più che normale che la piattaforma stia cercando nuove forme per tutelare sé stessa, ancor prima dei suoi utenti: se troppi utenti ricevono messaggi fastidiosi o pericolosi è assai probabile che, prima o poi, avvenga una migrazione di massa verso altre piattaforme. Come Telegram, ad esempio, che ha anche il vantaggio di poter essere usato molto facilmente da PC oltre che da smartphone. Tra le “misure di tutela estreme” messe in atto da WhatsApp che possiamo citare c’è di sicuro quella in vigore sul territorio indiano: qui WhatsApp, in conformità a quanto suggerito dal Governo, ha deciso di limitare l’inoltro di un messaggio ad un massimo di 5 chat contemporaneamente. Una misura resasi necessaria per limitare l’invio di messaggi spam a migliaia di contatti.

LG pensa a uno smartphone con 16 fotocamere posteriori?

LG ha depositato un brevetto presso l’ufficio marchi e brevetti degli Stati Uniti (USPTO) per uno smartphone con 16 fotocamere. Si tratta di ben 16 sensori tutti posizionati sulla parte posteriore del terminale. L’azienda sudcoreana ha sempre prestato attenzione al comparto fotografico sin da quando – nel lontano 2011 –  ha introdotto l’LG Optimus 3D con un sistema di doppia fotocamera.
Ora, dopo le 5 fotocamere del top di gamma LG V40 ThinQ, sembra pronta a fare un ulteriore passo in avanti. Nel brevetto, i sensori sono posizionati in una certa curvatura all’interno di un quadrato in modo che possano realizzare fotografie da più punti di vista. L’utente può scegliere se scattare con un sensore specifico o con tutti contemporaneamente per scegliere poi lo scatto migliore combinando le foto scattate.
LG prevede anche l’implementazione di uno specchio sul retro per consentire all’utente di scattare selfie. Il brevetto, però, non entra nel merito di questa nuova configurazione. Tuttavia, la qualità degli autoscatti sarà decisamente superiore se scattata con la fotocamera posteriore. Quella frontale potrebbe ugualmente essere mantenuta principalmente per le videochiamate.
Ci sarebbe anche la possibilità che venga integrato un secondo display sempre sulla back cover, ma a tal proposito non ci sono informazioni. Nella descrizione si legge, però, che la nuova tecnologia brevettata potrebbe essere applicata anche a uno smartphone con un design completamente diverso. La prima cosa che ci viene in mente è senza dubbio lo smartphone pieghevole a cui LG sta lavorando.
Tuttavia, non è detto che la società di Seul sarà in grado di lanciare un prodotto con una tale configurazione, ma un progetto del genere apre le porte a nuove sfide progettuali e ingegneristiche non solo per LG ma per tutti i produttori di smartphone che intendono aumentare sempre più il numero di fotocamere sui loro dispositivi.

lunedì 26 novembre 2018

I MIGLIORI SMARTPHONE ANDROID TOP DI GAMMA, NOVEMBRE 2018

Alla scoperta di alcuni tra i migliori smartphone Android top di gamma sopra i 500 euro, da OnePlus 6T a Oppo Find X.
A differenza degli smartphone meno costosi, l'acquisto di un top di gamma potrebbe risultare davvero difficoltoso, a volte quasi impossibile. Scegliere il flagshipmigliore significa non solo investire una ingente somma di denaro ma anche comperare il telefono che ci accompagnerà per i prossimi anni.
Un top di gamma dev'essere bello, potente, con un'ottima fotocamera, una batteria infinita e chi più ne ha più ne metta. Se anche voi siete alla ricerca dello "smartphone perfetto", mettetevi comodi in poltrona o sul divano e continuate a leggere il nostro articolo, all'interno del quale troverete i 5 migliori flagship del momento.

OnePlus 6T

Presentato recentemente dalla società cinese OnePlus, il nuovo OnePlus 6Tnon stravolge il suo predecessore, bensì ne migliora ulteriormente le qualità. Oltre ad avere una scocca in vetro realizzata con oltre 40 fasi di produzione, OnePlus 6T dispone di un'ottima dotazione hardware: display da 6,41 pollicicon notch a goccia, processore Snapdragon 845, 6/8 GB di RAM, 128/256 GB di memoria interna, dual camera posteriore da 16+20 megapixel, obiettivo frontale da 16 megapixel e batteria da 3700 mAh con ricarica rapida.

Samsung Galaxy Note 9

Proprio come OnePlus anche Samsung, per il suo attuale smartphone di punta, ha scelto di portare sul mercato un dispositivo rinnovato sotto alcuni aspetti. Rispetto al modello dello scorso anno su Galaxy Note 9 troviamo una batteria più capiente, una S Pen intelligente dotata di Bluetooth, più memoria RAM e più storage interno. Per i più tecnici, a bordo di questo device abbiamo un ampio display Super AMOLED da 6,4 pollici con risoluzione QHD+, SoC Exynos 9810, 6 GB di RAM, 128 GB di memoria interna, doppia fotocamera principale da 12 megapixel e una batteria da 4000 mAh. Ovviamente non manca il supporto al Bluetooth 5.0, all'NFC e nemmeno alla funzionalità Dual SIM.

Huawei Mate 20 Pro

Se cercate il top sotto qualsiasi punto di vista, avete probabilmente trovato lo smartphone che fa per voi. Huawei Mate 20 Pro è il cellulare più potente del momento. Ha specifiche tecniche da urlo: schermo da 6,39 pollici QHD+, processore HiSilicon Kirin 980 coadiuvato da 6 GB di RAM e 128 GB di memoria interna espandibile tramite nanoSD Huawei, tripla fotocamera Leicacon obiettivo principale da 40 megapixel, sensore anteriore da 24 megapixel e batteria da ben 4200 mAh con ricarica rapida. Pensate sia tutto? Assolutamente no! Huawei Mate 20 Pro non scherza nemmeno dal lato del design. L'ultimo smartphone della società cinese, presenta un'elegante scocca realizzata interamente in vetro, che si sposa perfettamente con le diverse colorazioni messe a disposizione da Huawei.

Oppo Find X

Sconosciuto ancora a molti utenti, il produttore cinese sta pian piano mettendo le radici anche nel mercato europeo, e in quello italiano ovviamente. Una delle sue ultime creazioni, Oppo Find X, è considerata un vero e proprio sguardo verso il futuro della telefonia mobile. Capire il perché è facilissimo. Il prodotto dispone sì di ottime specifiche tecniche, Snapdragon 845, 8 GB di memoria RAM e 256 GB di storage interno, ma quello che veramente lo rende unico sono i sensori fotografici a scomparsa. È sufficiente un tap sull'app fotocamera per avviare il complesso sistema che, in un battibaleno, consente di accedere sia agli obiettivi principali da 20 e 16 megapixel che a quello secondario da 25 megapixel, tutti in grado di scattare fotografie pressoché perfette.

Sony Xperia XZ3

Senza ombra di dubbio non è tra gli smartphone più diffusi, nonostante questo chi lo prova rimane a bocca aperta. L'ultimo flagship della società nipponica è infatti in grado di creare quell'effetto WOW che, in questo settore, è ormai un qualcosa di raro. Sony Xperia XZ3 dispone di una scheda tecnica molto interessante, composta da un bellissimo display OLED con diagonale da 6 pollici e da un processore Snapdragon 845 accompagnato da 4 GB di RAM, 64 GB di memoria interna e da una batteria da 3300 mAh, che garantisce una buona autonomia. La vera peculiarità di questo smartphone risiede però nel suo design, caratterizzato da una scocca in vetro che si trasfoma in linee morbide ed eleganti, adatte a qualsiasi tipologia di utente.

LG brevetta un’assurda matrice con 16 fotocamere, per foto da smartphone con diverse angolazioni

Nella gara degli smartphone con più fotocamere, LG potrebbe in futuro vincere a mani basse: appare un nuovo brevetto del produttore con una matrice che conta addirittura 16 sensori, e l’applicazione che ne consegue potrebbe essere davvero stupefacente.
16 fotocamere su uno smartphone sono molte, non c’è dubbio, ma tutto potrebbe dipendere dall’uso che ne viene fatto: dimenticatevi quindi modalità ritratto e simili, e immaginate uno smartphone in grado di catturare il soggetto della vostra foto da diverse angolazioni, con un unico semplice scatto.
Al di sotto della matrice di fotocamere, è presente un piccolo specchio, anche se nelle poche foto emerse in rete non è chiaro come il sistema dovrebbe funzionare con precisione. La terza immagine lascia anche supporre funzionalità più complesse, come il fatto di cambiare angolazione di solo una parte del soggetto fotografato.
Che ne pensate di questa idea di LG? 16 fotocamere su uno smartphone sono troppe per principio o dipende dall’uso che ne potrebbe essere fatto? Diteci la vostra con un commento qui sotto.

Microsoft batte Apple, è l'azienda di maggior valore negli USA - Aggiornata

Le vendite di iPhone inferiori alle aspettative hanno fatto calare il valore di Apple dagli oltre 1000 miliardi di dollari di agosto a 746,8 miliardi, e Microsoft ne ha approfittato
Aggiornamento: il sorpasso è durato poco, a quanto pare. Secondo i dati aggiornati da Nasdaq, il market cap complessivo di Apple è tornato a quota 817.58 miliardi di dollari, appena sopra i 791.19 miliardi di Microsoft, che peraltro ha incrementato anch'essa il proprio valore complessivo nel frattempo.
Microsoft ha superato Apple, imponendosi come l'azienda di maggior valore negli USA. La casa di Redmond ha infatti raggiunto una capitalizzazione pari a 753,3 miliardi di dollari, contro gli attuali 746,8 di Apple.
Cos'è successo? A quanto pare le vendite di iPhone sono state inferiori alle aspettative, e ciò ha determinato un calo nel valore di Apple, che ad agosto valeva oltre mille miliardi.
"Attualmente superiore ad Apple, Amazon (736,6 miliardi) e Alphabet (la società di Google, 725,5 miliardi), Microsoft si pone come la tech company di maggior valore fra i giganti della Silicon Valley", ha scritto mspoweruser.com.
"Stiamo vivendo un ottimo inizio per l'anno fiscale 2019, il risultato di politiche innovative e della fiducia che gli utenti ci stanno dando perché possiamo supportare la loro trasformazione digitale", ha dichiarato invece Satya Nadella, CEO di Microsoft.
I ricavi relativi ai prodotti Windows e Cloud sono aumentati del 12%, mentre le vendite di giochi Xbox sono aumentate del 36% e quelle dei prodotti Surface del 14%. Sul fronte di Apple, come detto, si è invece registrato un calo che ha spinto la casa di Cupertino a rimodulare le linee produttive, provando a spingere su iPhone XR.

Honor 10 dopo sei mesi: pregi, difetti e alternative sullo stesso prezzo

Honor 10 è stato fin da subito uno smartphone con un ottimo rapporto qualità prezzo, lo era a 399 Euro al momento dell’uscita, figuriamoci ora che ha sforato il muro dei 300 Euro e tra Black Friday e Cyber Monday rischia di arrivare a 250.
Lo abbiamo ripreso in mano perché negli scorsi giorni siete stati tantissimi a chiederci qualche consiglio, viste le allettante offerte ma tenendo conto anche delle altre numerose alternative sulla medesima fascia di prezzo.
Facciamo quindi il punto sulla situazione degli aggiornamenti di Honor 10, sui difettucci che son stati risolti e su quelli che ancora rimangono.
Se trovate in offerta Honor 10  in questi giorni, dovrete valutare alcuni pregi e difetti, aspetti che ovviamente hanno un peso diverso ora che lo smartphone costa sensibilmente meno rispetto ai 399 Euro dell’uscita.
Il design e la qualità costruttiva sono un vero portento, Honor 10 è uno smartphone bellissimo e può anche sfoggiare dimensioni compatte.
Il retro in vetro con tantissimi riflessi è ormai diventato un must sugli smartphone di fascia alta e il celebre notch, amato o odiato che sia, è un ulteriore segno di modernità.
Unico neo il display non così appagante rispetto a tanti altri competitor diretti, non tanto dal punto di vista tecnico, quanto più nella resa all’aperto e nel trattamento oleofobico scadente, che nasconde parzialmente la bontà del pannello.
Ok anche la dotazione tecnica, di tutto rispetto, praticamente al pari di Huawei P20, mentre le performance quotidiane ancora non ci hanno convinto pienamente, nonostante alcuni aggiornamenti ricevuti dal terminale. Rimane uno smartphone piacevole nell’utilizzo quotidiano e capace di soddisfare le esigenze della maggior parte degli utenti, rispetto però alle potenzialità dell’hardware non è il massimo.
Lo stesso discorso possiamo farlo anche per l’autonomia, buona ma inferiore rispetto alle potenzialità di un modulo da ben 3400 mAh, vi consente di arrivare a sera con utilizzo medio e intenso ma non di più, un po’ giusti a fine giornata se lo sfruttate per diversi compiti.
Ottima l’affidabilità sul fronte della connettività, della ricezione del segnale, buon audio e in generale un software senza particolari bug o problemi di incompatibilità.
Il comparto fotografico è stato una conferma, benissimo di giorno, malino invece di sera, dove con poca luce fa tanta fatica anche rispetto a cugini di fascia inferiore come Honor View 10 Lite (recensione).

Vale la pena? Alternative?

Honor 10 Recensione valeva la pena a 399 Euro, adesso ancor di più che si trova tra i 250 e i 300, non è uno smartphone perfetto e ha tanti piccoli compromessi ma ha il grande pregio di non avere grossi difetti e di poter soddisfare la stragrande maggioranza delle persone. Prendetelo quindi senza timore a questo prezzo, li vale tutti.
Per non perdervi eventuali offerte nella giornata di domani, vi consigliamo di seguire il nostro LIVEBLOG continuo con le offerte.
Vi segnaliamo ancora alcune alternative:
ASUS Zenfone 5 | Recensione | Superiore a Honor 10 sul display e molto superiore sul comparto fotografico, anche lui ha il notch ed è un po’ più grande. Come il device cinese non ha performance veramente convincenti, complice il processore Qualcomm Snapdragon 636 che consuma poco ma non ha un grande spunto. In generale è uno smartphone che ci è piaciuto più di Honor 10. In questi giorni è stato in offerta a 299 Euro, lo sarà anche durante il Cyber Monday.
Honor Play | Recensione | E’ una copia di Honor 10 dentro ad un corpo più grande e metallico, l’aspetto che lo diversifica di più è la dimensione. Ha un miglior display e autonomia ma peggiore qualità fotografica, uno smartphone inatteso e meno moderno, a meno di offerte incredibili non ve lo consigliamo rispetto a Honor 10.
Samsung Galaxy A7 | Recensione | Paga l’essere uscito da poco, ma è subito sceso di prezzo. Punta tutto sul comparto fotografico che in effetti è molto versatile e di buona qualità, seppur non eccellente. Anche lui molto grande, ma ha un display che vale il prezzo del biglietto. Il problema principale sono le prestazioni scadenti, se volete uno smartphone veloce stategli alla larga, altrimenti è una buona alternativa, ma complessivamente lo riteniamo inferiore ad Honor 10.
Honor View 10 Lite | Recensione | L’alternativa fresca d’uscita, un eccellente smartphone che vi permette anche di risparmiare qualcosa rispetto a Honor 10, sulla carta è inferiore ma nella prova sul campo si è dimostrato un osso duro, a livello del fratello maggiore praticamente su tutto, perde leggermente nel comparto fotografico ma guadagna sulla qualità del display e e in autonomia. E’ tendente all’enorme, da questo non si scappa e non deve necessariamente piacere a tutti.
POCOPHONE F1 | Recensione | Costano praticamente uguali e hanno la stessa idea alla base, top di gamma con qualche compromesso e un prezzo conveniente. I compromessi di POCO F1 sono nel comparto fotografico e soprattutto nella qualità costruttiva, plastica e nemmeno troppo curata. In tutto il resto si equivalgono, Honor 10 dura un po’ meno in termini di autonomia ma è anche più compatto ed elegante, a voi la scelta.

Truffa WhatsApp a pagamento, non bisogna mai confermare l’account

La Polizia Postale segnala l'ennesima truffa riguardante la piattaforma di messaggistica di proprietà di Facebook. Inutile dire che WhatsApp sarà sempre gratis
Non è mica vero che con il Natale si diventa tutti più buoni. Anzi: i cybercriminali e truffatori digitaliapprofittano proprio delle festività natalizie per intensificare la loro attività. Sfruttando la frenesia per lo shopping e la sbadataggine di moltissimi utenti, le truffe negli e-commerce crescono in maniera esponenziale, causando danni economici tutt’altro che indifferenti.
I cybercriminali, però, non si concentrano solamente sulle truffe natalizie, ma ne approfittano per riproporre dei veri e propri evergreen. Un esempio su tutti? La truffa di WhatsApp a pagamentoche, come segnalato dall’account Facebook della Polizia Postale, si sta diffondendo a macchia d’olio in Italia in questi ultimi giorni. Stando a quanto riportato dagli agenti della Postale, infatti, moltissimi utenti del nostro Paese stanno ricevendo dei messaggi di testo o delle e-mail nelle quali viene chiesto di confermare entro 48 ore l’account WhatsApp, altrimenti diventerà a pagamento.

WhatsApp a pagamento: come funziona la truffa

Il messaggio, così come si vede nello screenshot allegato dalla Polizia di Stato su Facebook, è spedito da un ipotetico account WhatsApp Secure, che ci avvisa dell’imminente scadenza del nostro profilo sulla piattaforma di messaggistica istantanea. Anzi, a voler essere più precisi, secondo il messaggio starebbe per scadere l’uso gratuito della piattaforma, con WhatsApp che diventerebbe a pagamento. Per evitare che ciò accada, si deve cliccare su un link a fine messaggio nel quale confermare i dati del proprio account e fornire informazioni personali.

Come difendersi dalla truffa WhatsApp a pagamento

Nel caso riceviate un messaggio di questo tipo, c’è solo una cosa da fare: assolutamente nulla. Anzi, cestinarlo il prima possibile e, se potete, bloccare il mittente. Al di là del fatto che non esiste nessun WhatsApp Secure, è stato più volte ribadito dai vertici della piattaforma di messaggistica che WhatsApp resterà sempre gratis. Per monetizzare i tantissimi utenti, WhatsApp vuole introdurre la pubblicità nelle Storie, ma gli utenti non dovranno sborsare neanche un centesimo per poter continuare a scambiare messaggi, foto e video con i loro contatti.

venerdì 23 novembre 2018

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PRODOTTI COMPATIBILI:






MODELLI SUPPORTATI:

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Apple Xserve (Early 2009) (BTO/CTO) - 2.26 GHz Eight-Core Xeon
Apple Xserve3
Apple1 (A1279) EMC# 2279
Apple Xserve (Early 2009) (BTO/CTO) - 2.66 GHz Eight-Core Xeon
Apple Xserve3
Apple1 (A1279) EMC# 2279
Apple Xserve (Early 2009) (BTO/CTO) - 2.93GHz Eight-Core Xeon
Apple Xserve3
Apple1 (A1279) EMC# 2279
Apple Xserve (Early 2008) MA882LL/A - 2.8 GHz Quad-Core Xeon
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Apple1 (A1246) EMC# 2186
Apple Xserve (Early 2008) (BTO/CTO) - 2.8 GHz Eight-Core Xeon
Apple Xserve2
Apple1 (A1246) EMC# 2186
Apple Xserve (Early 2008) (BTO/CTO) - 3.0 GHz Eight-Core Xeon
Apple Xserve2
Apple1 (A1246) EMC# 2186
Apple Xserve (Late 2006) MA409LL/A - 2.0 GHz Quad-Core Xeon
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Apple1 (A1196) EMC# 2107
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  • Le sue caratteristiche tecniche corrispondono a quelle stabilite dal costruttore È garantita in caso di difetto L’eventuale differenza del voltaggio riportato, non compromette le caratteristiche tecniche o la compatibilità della batteria Se la capacità proposta è superiore a quella della batteria attualmente in uso, significa che i tempi di utilizzo saranno più lungi (Maggior capacità = Maggior autonomia)
  • In linea con la procedura ISO 9001, effettuiamo dei controlli regolari sull’insieme dei nostri prodotti, comprese le batterie per computer portatile
  • Le batterie e gli adattatori forniti dalla nostra Società sono [sostituzione] vendute per l'uso con alcuni prodotti di produttori di computer, e ogni riferimento a prodotti o marchi registrati di tali società è puramente a scopo di identificare i produttori di computer con cui i nostri prodotti [sono i sostituti per] può essere utilizzato. La nostra azienda e questo sito non sono né affiliati con, autorizzato da licenza, i distributori per l', né legato in alcun modo a questi produttori di computer, né sono i prodotti offerti in vendita tramite il nostro sito web prodotto da o venduti con l'autorizzazione dei produttori di i computer con cui i nostri prodotti [sono sostituzione di] può essere utilizzato.